Fatta l’Alitalia, bisogna fare gli alitaliani

Se alla fine, come pare, la nuova mezza Alitalia potrà decollare, si potrà dire che è stato raggiunto il risultato politico: quello di dimostrare che, seppure con qualche vigorosa spinta, si è potuta mettere insieme una compagine imprenditoriale disposta a investire sulla bandiera già praticamante ammainata della compagnia aerea nazionale. Leggi “Siamo disperati, accetteremmo pure un allevatore di trote”
26 SET 08
Ultimo aggiornamento: 21:51 | 11 AGO 20
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Se alla fine, come pare, la nuova mezza Alitalia potrà decollare, si potrà dire che è stato raggiunto il risultato politico: quello di dimostrare che, seppure con qualche vigorosa spinta, si è potuta mettere insieme una compagine imprenditoriale disposta a investire sulla bandiera già praticamante ammainata della compagnia aerea nazionale. Se poi a questo successo politico e di immagine seguiranno anche effetti economici altrettanto lusinghieri è proprio difficile dire. Il fatto stesso che il leader dell’opposizione si sbracci ad attribuirsi il merito, per la verità assai dubbio, di aver dato la spinta finale alla conclusione dell’accordo è una prova del valore che questo assume nell’opinione generale e del rischio che correvano coloro che si fossero iscritti al partito del fallimento.
L’accordo sottoscritto anche dalla Cgil è esattamente lo stesso della settimana scorsa, con una precisazione sull’impegno a riassumere per primi, quando ce ne saranno le condizioni, gli “esuberi” di oggi, che in realtà non cambia di una virgola il piano industriale. Guglielmo Epifani però ha potuto sostenere con una certa impudenza che “senza la Cgil non si fa nulla”. Insomma si è perso un po’ di tempo per cercare di mettere un pennacchio propagandistico palesemente posticcio, ma contenti loro, contenti tutti. Ora i bastian contrari delle associazioni professionali sono definitivamente isolati, prendono tempo ma ormai non hanno spazio. Questo è, allo stato dei fatti, l’esito: un’altra vittoria politica, un altro interrogativo economico.